Annexes I/E

[1767] poèmes de Charles de L'Estache

(B.V.E., fondo Gesuistico, ms. 291, fol. 33-40, référence signalée par Bourgin, 1906, p. 117-142).

Sonetto I

Ermildo, con tue rime non farai
Ciò che ragion non fece nel mio cuore
Ch'è solo in preda ad amoroso ardore.
Dal dì che quel bel sol io rimarai
Eterna fede allora li giurai,
Costante e manterrolla con honore
Struggendomi in sospiri a tutte l'ore
Perfin che luce avranno vaghi rai,
So che tu lo disapprovi e canti ognora
Ch'i pianti degl'amanti han fin funesti
Ch'intan desi di saggio petto è indegno
Ma così dici perch'illeso ancora
Ma Ferita te ne vai, ne apprendesti
Che con l'arti d'amor non vale ingegno
Ch'accordarsi un amor non giova ingegno

del Sig.re Ab. de Lestache ed
è l'originale di carattere dell'autore l'anno MDCCLVII.


Sonetto II

Ermildo i detti tuoi son saggi e belli
Ma son gettati al vento, io già tel'dissi
Or tel ridico, abbenche i pensier fissi
T'abbia acchivar d'amore i lacci felli
Tutta tenaci nodi sono quelli
Onde [.], che s'ancenno udissi
Della mia Erede andrei ne cieci abissi
Da combatter p. lei [.] novelli
Folle mi dici ? ah ma tu mi conoschi
Non sai ch'in lei mi piace il gentil volto
Ma più il bel core che virtù sol brazia
Ch'i vizzi fugge, e loro aspetti per chi
Or di più folle mi vuoi chiamarmi e stolto?
Stolto e sol quello, che virtu non ama.

del Medesimo.


Sonetto

... fugge l'età veloche più del vento,
E dalla una non lungi è la tomba
Ve ne rimorremo finché ci desti tromba
Ch'altri empia di gioia atri di spavento
Quel n'havrà gioia ch'a restar fuintente
L'alam ognor pura qual bianca colomba
Tremerà il re di cui ben rimbomba.
horro del falli eh tardo pentimento
Al gran giudizio appena fummo nati
Che sotto posti lo sappiamo e intanto
A pensarci aspettiamo i giorni estremi?
O stolti o cieci a un punto e scelerati !
Signor perdona e damne un cuor piu santo
Perch'al aspetto tuo mio Dio non tremi.

Del Medesimo
Ed è originale

Idea dell'Abate de Lestache
Autore degli Aven.ti Sonetti

CaricatureCharlesLestache
Giuseppe Barberi, Caricature de l'abbé charles de L'Estache,
1793, Rome, museo di Roma.

"Questo è figlio del fù Lestagie scultore autore delli due pupazzi che sono su la facciata di S. Luiggi di Francesi, il figlio suo merito è quello di essere omo avaro, di poca fede basta che faccia il suo interesse non rispetta dovere amicizia raggion dovuta niente, è tanto avido che farebbe anche il buscarolo. Sègato che ero arrabiato per li miei affari il dì 16 M.o 1793"


Sonetto

Quando in me stesso ripensando io vado
A quante mai sventure è l'uora soggetto.
Ai di cui piè s'apre [.] ricetto
Tomba improvisa or d'avvien che di rado
Ci preparato varche il nero guado
Treme la mente un gel m'imgombra il petto
E qual pastor d'un fulmine all'aspetto.
Ch'uccida il gregge sbigottito io cado
Ma se rifletto che salute verra
Per altro mezzo consegui non lice
Che per quel che chiamiamo dura sorte
Allor svanisce ogni pena interra
Canto vedendo l'esito felice
Fin mi compiaccia degl'orror di morte
dell'Ab. de L'estache
Originale ne v'è altra copia.
Amor t'invoco eh ad'altri uno
Orecchi ad altra vita come a te piace.
Donna mi fa languire che tua segnace
Com'il volgo, non è, ma tua Reina
Due stelle in volto porta e a se vicina
Bellezza ha sempre e onesta, e con tenace
Nodo sienti ai suoi pie per aver pace
Pria di parlar devotto a lei t'inchina
Poi per me digli che siccome al sole
Ghiaccio si devo no è che resista,
Mentre così non v'è tranquila e quieta
Che resti salva al suon di sue parole
Digli ch'ogn'astro ecclissa la sua vista ...
Ah no ! I begl'occhi dicon di più! T'acquesta.

dell'istesso.

               L'Abate Carlo de Lestache Romano ma d'origine francese, come suona il nome fù, in gioventù sua di si bello aspetto e di si dolci costumi che non v'era chi desiderasse essergli amico, e chi essendolo non se ne compiacesse. Ameno e desinvolto nel conversare, facile a condiscendere agli amici per lo più lieto e benché d'umor collerico facilissimo a placiarsi con chiunque l'avesse offeso. Era egli altresi dotato d'un prontissimo e acuto ingegno p. mezzo di cui riusciva meravigliosamente a qualunque cosa s'applicava di che ne fanno fede gli anzidetti sonetti che senza aver veduto mai poeta ne appresi di proposito documenti compose sentendosi in certo modo imitato da un mio sonetto. Dalla passion d'amore predominato in modo che non poteva astenersi di limare attentissimo sempre egli fù a non oltre passare i limiti dell'onestà e del dovere non meno che agli impiegi di quell'età e ai suoi studi vigilantissimo fù di giusta statura e di buon colore sempre nutri un pò di sorvecchio la chioma che bionda aveva, e niente amante della solitudine suo costume fù passeggiare ogni giorno p[er il Corso e fuori la porta del Popolo in compagnia d'amici.